IL NOSTRO MIT 2011
Le cose più belle di MIT 2011? Chi dice il live di Primal Scream, chi Modeselektor, Nicolas Jaar, Tiger & Woods, Lamb… Abbiamo provato a fare un piccolo sondaggio via Facebook, e il fatto che praticamente ognuno abbia dato una risposta differente c’è parso un bel segnale. Come dire che il livello medio, almeno quello dell’apprezzamento da parte del pubblico, è stato molto alto. Anche il nostro del resto, per quanto potessimo goderci dj set e concerti lavorando e macinando km da una sala all’altra dell’Auditorium (dal bar esterno al Teatro Studio ci saranno 7-8 km…).
Chiederci se MIT è stato bello è come chiedere all’oste se il vino che ha in cantina è buono… ma sinceramente pensiamo sia stato straordinario per tanti motivi. Portare a Roma Primal Scream perform Screamadelica, uno dei live più coinvolgenti della nostra purtroppo lunga “carriera” di spettatori, assistere a quel party pazzesco in Cavea con Modeselektor (alle 21.30!), sotto gli occhi dei dirigenti di Musica per Roma in bilico tra gioia e terrore, intercettare tante “sorprese”, scoprire un po’ di chicche, che è forse la cosa più difficile e importante, veder ballare fino a notte fonda gente sorridente nel foyer Sinopoli… è tanta roba e non è affatto scontato che sia avvenuto.
Ogni tanto ci pensi e dici: minchia, ce l’hanno fatto fare davvero! (scusate, ma senza “minchia” non rende l’idea). Poi ovviamente ci si abitua a tutto e finisce troppo presto per diventare quasi normale. Ma è una cosa fantastica e incredibile che un’istituzione come la Fondazione Musica per Roma abbia creduto insieme a noi a questo progetto, abbia investito e rischiato tanto. E ancora che sponsor e partner abbiano aderito con una partecipazione che va al di là delle asciutte regole del marketing, sostenendo un progetto forse poco mainstream, che ha un significato che supera il dato insipido dei numeri. Non si tratta certo di filantropia, ma della visione lucida di chi intuisce che accanto alla quantità di pubblico – per fortuna ancor più alta dello scorso anno – conta anche la qualità, l’intensità delle esperienze.
Per il tipo di struttura in cui si svolge e il modello di fruizione che propone, MIT è un esperimento unico, anche a livello internazionale. Se c’è però una cosa che non ci interessa, è il paragone con altre realtà, altri festival del mondo. Per molti aspetti è una battaglia persa. Crediamo non si tratti di fare a chi ha la line-up più lunga (size doesn’t matter), ma soltanto di far si che il pubblico si goda la line-up che hai immaginato. Con gli artisti a un metro da te, con impianti, luci, tecnici e istallazioni all’altezza della proposta artistica, con una visione d’insieme che tenta di costruire un festival “site-specific”.
Vorremmo scrivere un racconto, piuttosto che compilare un’enciclopedia. Suona un po’ presuntuoso, ma la mission non è il “celo-manca” delle figurine Panini … il gioco è stare bene, divertirsi, vivere esperienze intense e interessanti, anche per condividerle. Ecco perché c’è così tanta roba in rete su MIT 2011; per istinto e voglia di condivisione di una due giorni difficile da raccontare senza la capacità di sintesi che appartiene alle immagini…
La sensazione che abbiamo, come Snob Production, è che MIT trasmetta un senso di libertà. Possibilità spalancate: di spostarsi, di cambiare atmosfera ed umore, di rilassarsi, di vivertela come ti pare…
Conditio sine qua non di questa emozione è un pubblico attento, interessato alla musica (sembra ovvio ma non lo è), sereno, che non sappiamo come dire, è bello pure a vedersi… Certo anche la line-up condiziona la “qualità” del pubblico, ma senza questo tipo di audience non puoi fare quello che ti pare, un festival bello non esce proprio fuori. Ed è di questo che ringraziamo chi c’era. Non come si fa di rito, per piaggeria, ma, in maniera ancor più meschina, per egoismo.
Perché MIT finirà il giorno in cui il pubblico non sarà più questo.